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La nuova vita di Andrea Il 22 novembre 2008 il soffitto del liceo scientifico Darwin di Rivoli crollò uccidendo sul colpo Vito Scafidi, 17 anni, e ferendo gravemente altri 4 studenti, tra cui l’amico di Vito, Andrea Macrì. Andrea Macrì oggi è un campione. L'università come corollario. «Per la Paralimpiade
La nuova vita di Andrea Il 22 novembre 2008 il soffitto del liceo scientifico Darwin di Rivoli crollò uccidendo sul colpo Vito Scafidi, 17 anni, e ferendo gravemente altri 4 studenti, tra cui l’amico di Vito, Andrea Macrì. Andrea Macrì oggi è un campione. L'università come corollario. «Per la Paralimpiade mi sono un po' fermato». Londra l'obiettivo immediato: «Una bellissima esperienza con un bellissimo gruppo come è quello della Nazionale di scherma in carrozzina1». È uno dei primi sport provati, subito, in ospedale. «Dopo cinque mesi 5 cominciai a tirare. Bello. Lo sport mi dà felicità. È importante. Tanto. Una via di fuga da una possibile storia triste. Trasformare quello che è avvenuto in qualcosa di positivo». Questo è lo sport paralimpico. […] Non solo scherma. Andrea ha vinto anche con l'ice sledge hockey, ai campionati europei con la maglia della Nazionale a Solleftea, in Svezia, nel 2011. 10 «Ci tenevamo abbracciati, cantavamo tutti insieme l'inno di Mameli2 a migliaia di chilometri dall'Italia, eravamo commossi e anche increduli, guardavamo la nostra medaglia d'oro e ci sembrava di sognare. Io pensavo: come sarebbe bello se ci fosse anche Vito, qui con me, a condividere la mia gioia». Il pensiero è all'amico. Sempre. […] 15 Qualche mese dopo l'incidente è entrato a far parte della squadra di Ice Sledge Hockey dei Tori Seduti, culla dell'ice sledge hockey, l'hockey su ghiaccio su slittino. «So che resterò così per tutta la vita e che dovrò soffrire molto, ma cerco di non pensarci: ho delle viti metalliche nella schiena e una protesi al posto di una vertebra. Il tempo è prezioso, non voglio sprecarlo. Mi alleno sei volte la settimana, la 20 sera esco con gli amici, guido l'auto, sono autosufficiente. Grazie allo sport ho conosciuto società e culture diverse. Sono un giramondo, mi diverto». Una vita piena, poco spazio alle crisi di sconforto: «Bisogna essere ottimisti. Ho imparato a vivere alla giornata, a riflettere su quello che ho ancora e non su quello che ho perso. Avere una disabilità non vuol dire essere infelici. Divento triste solo quando penso a 25 Vito […]». C'è lo sport e quella vita frenetica da dedicargli. «C'è spazio per la felicità». Claudio Arrigoni, La Gazzetta sportiva, 26 agosto 2012. 1. scherma in carrozzina = escrime en fauteuil roulant. 2. l’inno di Mameli : l’inno nazionale italiano. 2 / 6 13LV2ITTEME1 PAGE À RENDRE AVEC LA COPIE A –